
______BIOGRAFIA______

INTERPOL
Le origini della band vanno ricercate negli anni in cui Daniel
studiava alla New York University del Greenwich Village. Kessler, da sempre
interessato al mondo della musica, a quei tempi aveva già lavorato
presso alcune etichette indipendenti, ma sognava di fondare una sua band.
Contatta allora un altro studente dell’Università, Greg Drudy,
per chiedergli di fare il batterista nel gruppo, e questi accetta. Per qualche
tempo i due suonano da soli, perché Daniel stenta a trovare un bassista;
ricerca inoltre un cantante, perché la sua proverbiale ritrosia lo
rende timoroso del microfono.
Un giorno, a una lezione di storia, Daniel nota un ragazzo particolare, che indossava «un bel paio di Doctor Martens - ma senza la cucitura gialla». Lo avvicina per chiedergli dove ha comprato quelle scarpe, ma i due fatalmente finiscono a parlare di musica: Carlos racconta di aver suonato la chitarra per qualche tempo, e di avere poi smesso; siccome non ha più una chitarra, Daniel gli presta un suo basso, e Carlos Dengler (Carlos D da qui in avanti, come lui preferisce farsi chiamare) entra a far parte del gruppo come bassista - suonando occasionalmente anche le tastiere.
Il cantante che continuava a cercare, Kessler lo aveva conosciuto qualche anno prima a Parigi, durante un soggiorno studio, ma i due avevano perso qualsiasi contatto. Lo ritrovano il giorno in cui si incontrano per strada a NY, riconoscendosi per il loro comune accento inglese (entrambi sono nati in Gran Bretagna) e Daniel convince Paul Banks a venire ad ascoltarsi i demo incisi dal gruppo. Evidentemente convinto dall’ascolto, Paul si unisce come cantante e secondo chitarrista. È il 1998. Il gruppo comincia la sua storia vera e propria. Ben presto il nome provvisorio Las Armas And The French Letters viene sostituito da quello che li renderà famosi: Interpol - nessun riferimento alla polizia internazionale, solo un ricordo di Paul, di quando, durante la sua permanenza in Spagna, lo chiamavano «Paul! Paul! Inter-Paul!».
I primi concerti di una certa importanza in città gli Interpol li tengono nei primi mesi del 2000. Dopo pochi spettacoli Greg, a corto di motivazioni e non particolarmente convinto del sound, lascia il gruppo, e viene sostituito da un altro batterista, a quel tempo commesso in un negozio di dischi - Samuel Fogarino, che Daniel conosceva da tempo, dotato di un’attitudine spiccatamente punk più incisiva e consona alla musica del gruppo. Con la nuove line-up gli Interpol riprendono a esibirsi in imporanti club di NY, come il Brownies, il Mercury Lounge, e il Bowery Ballroom, mentre suonano fra il 2000 e il 2001 come spalla a And You Will Know Us By The Trail Of Dead, Arab Strap e Delgados.
L’11 dicembre del 2000 esce il primo loro EP (in edizione limitata), promosso dall’etichetta scozzese Chemikal Underground, denominato Fukd I.D. #3 EP, che contiene quattro canzoni - PDA, Precipitate, Roland e 5. Segue il Precipitate EP, autoprodotto, stampato in due versioni con colori diversi in copertina. Nello stesso periodo il gruppo vede proprie canzoni inserite in alcune compilation indie, e comincia a sollevarsi un certo rumorio (gli americani lo chiamano hype) attorno ai quattro ragazzi. Nel 2001 gli Interpol hanno l’occasione di fare un mini-tour in Gran Bretagna, durante il quale suonano anche in una John Peel Session alla BBC. Seguono due esibizioni a due festival in Francia. Nel frattempo la Matador (storica etichetta indipendente newyorchese) li ha messi sotto contratto, e nel novembre dello stesso anno i quattro entrano nei Tarquin Studios (a Bridgeport, Connecticut) per registrare il loro primo album. La produzione è affidata a Peter Katis, (Mercury Rev, Clem Snide), con la collaborazione al mixaggio di Gareth Jones (Depeche Mode, Nick Cave & The Bad Seeds, Clinic). Situati all’ultimo piano di un edificio di 150 anni, un tempo utilizzato come ospedale psichiatrico infantile, i Tarquin Studios sono la gabbia in cui gli Interpol si rinchiudono per tirare fuori il «loro» suono, rifuggendo da ogni contatto con l’esterno; Carlos, a proposito delle settimane di registrazione, dirà: «Il “Fuori”, come noi lo chiamavamo, assume proporzioni mistiche, alla fine. Non avevamo avuto contatto con nessuno tranne noi stessi per un po’ di settimane, e quando qualcuno andava fuori in un negozio o a fare una passeggiata, era come se si stesse avventurando in terra selvaggia».
Nel giugno 2002, tanto per far salire l’attesa per il debutto, esce l’Interpol EP, comprendente PDA (nella nuova e definitiva versione registrata per l’album), NYC e Specialist. Ormai è giunto il momento per far «accendere le luci» su Turn On The Bright Lights, che esce a fine agosto negli Stati Uniti e in Europa. Subito le reazioni entusiastiche non si fanno attendere; il disco scuote nel profondo l’ascoltatore, stordisce e ammalia con il suo ondeggiare tra fragilità ed epica, tra verve punk e abbandono psichedelico. I (pochi) detrattori non potranno far altro che imputare a Paul Banks un’eccessiva somiglianza di timbro vocale con Ian Curtis - somiglianza che, a un più profondo ascolto, è solo superficiale.
Dall’ipnotico inizio di Untitled a quella preghiera da brividi sulla schiena che è Leif Erikson, l’album si snoda attraverso registri vari, toccando corde diverse dell’animo dell’ascoltatore, con una maestria e un’arte che non sembrano quelle di un gruppo al suo debutto. L’alchimia che sprigionano le note dell’album è qualcosa che solo chi l’ha ascoltato può capire. Le vendite, pur mancando una forte spinta promozionale, sono buone, trascinate dai singoli PDA e Obstacle 1 - biglietti da visita di fronte ai quali non si può rimanere indifferenti.
Dopo l’uscita dell’album, gli Interpol partono subito per un tour mondiale in Nord America ed Europa, e fanno la spola fra i due continenti fino a tutto il 2003. Nel frattempo, pongono mano alla scrittura dei pezzi per il secondo album, due dei quali (NARC e Lenght of Love) vengono fatti «assaggiare» al pubblico nelle ultime date del tour. Nell’agosto 2003 la band pubblica il Black EP, uscita che non manca di lasciare con l’amaro in bocca i fan, che non vi trovano alcun inedito, solo un brano tratto dall’album di debutto (Say Hello To The Angels), il demo di NYC e quattro brani suonati live a un programma radio francese. Non manca chi scorge in questo EP i segni precoci di stanchezza e scarsa verve compositiva della band; si comincia a guardare al secondo album come «prova della verità».
Gli Interpol, consci che molti li stanno aspettando al varco, stavolta si prendono quattro mesi buoni per registrare l’album, e da marzo a giugno del 2004 si chiudono di nuovo con Peter Katis nei Tarquin Studios per incidere le tracce del nuovo lavoro, delle quali, eccetto quelle suonate live, non si sa praticamente nulla. In estate cominciano a circolare sui p2p le canzoni di Antics (questo il titolo scelto dalla band per l’album). L’album esce ufficialmente a fine settembre.
E anche con Antics la critica sarà assai benevola, perché si riconoscerà che il gruppo non ha fatto uscire un Turn On 2, ma un lavoro più maturo, magistrale nel tirare le fila dei temi che compongono le canzoni, sensibilmente diverso come approccio dal precedente. Forse Turn On The Bright Lights non è per ora superabile, ma gli Interpol hanno fatto uscire un disco di grande valore: se i battiti di Sam e le sinuose trame di Carlos restano il marchio di fabbrica, bisogna aggiungere al patrimonio del gruppo una maggiore fantasia nell’arrangiare i brani, in particolar modo con l’uso delle chitarre; e la voce di Banks, prima quasi soffocata dal tappeto sonoro, emerge ora in tutta la sua pienezza, «più melodica e meno monotona», come lo stesso Paul ha detto. C’è spazio per canzoni che nell’arco minimo di quattro minuti vedono rincorrersi le trame musicali più disparate. C’è il singolo Slow Hands, dance come nessuna cosa gli Interpol abbiano sin qui fatto, ma ci sono anche perle quasi prog-rock come Take You On A Cruise, e la bellezza di pezzi come Evil, Narc, Next Exit, Public Pervert, A Time To Be So Small difficilmente sfugge. Al disco forse manca il piglio depresso-aggressivo di Turn On The Bright Lights, ma guadagna su di esso in compattezza e maturità. Il tour anche stavolta parte dagli Stati Uniti, per giungere poi in Europa, dove quasi tutte le date fanno sold out, tanto che gli Interpol hanno annunciato diverse date supplementari nel Vecchio Continente. In particolare la band, dopo le date a Rimini e Milano del 2 e 3 dicembre 2004, è stata di nuovo da noi ad aprile, il 15 (a Mestre), il 16 (a Firenze) e il 17 (a Modena).
BW